giovedì 4 luglio 2013

Da qui all'Eternit... (in ricordo di Nichi Muciaccia)

(Dal libro "I diari del camioncino", a cura di Timisoara Pinto, 2007: la tappa barese del tour "Avanti Pop" dei Tetes de Bois, nata da un incontro con Nichi Muciaccia, Presidente della circoscrizione Madonnella di Bari, in prima linea nella battaglia contro la Fibronit, scomparso due notti fa...)


una fabbrica dentro la città
per troppi anni l’asbesto svolazza
e la legge sull’amianto
da pochi anni riconosce il dramma
e ancora non basta


L’amianto è fuori legge dal 1992
L’amianto è l’unica causa conosciuta di mesotelioma il tumore delle sierose addominali e polmonari (soprattutto pleure, la pleura è l’involucro che ricopre il polmone)
Non si vede ma si respira
la fibra di asbesto è 1300 volte più sottile di un capello umano
latenza patologica anche 30–40 anni
tumori da amianto in Italia 10.000
morti previsti entro il 2030 in Italia 30.000
Nel mondo 700.000
Europa 500.000
Usa 200.000
Solo per mesotelioma pleurico
ma molti altri tumori provoca l’amianto…
4 regioni non hanno ancora il registro mesoteliomi
Il giudice Guariniello ha rinviato a giudizio i dirigenti Eternit fabbrica svizzera che produceva amianto-cemento per aver nascosto la pericolosità dell’amianto.
Si parla di 1000 morti a Casale Monferrato sede italiana dell’Eternit
e in Cina e in India e nel Terzo mondo?

Sabbia sotto il camion, sabbia sopra il camion. Una spiaggia sottosopra: crollata la persiana arrugginita di Punta Perotti, arriva Avanti Pop. Non un filo di vento a ridisegnare quella sabbia sul lungomare di Bari, solo le ruote del 615 a sollevare il polverone, mentre la danza delle mani di Licio Esposito su quella sabbia genera vortici di speranza. Difficile estirparla con un linguaggio diverso da quello dell’arte. Tutto procede a rilento. La tappa più calda del tour, la più balneare, se questo termine non evocasse scenari di benessere e serrande abbassate per ferie. La desolazione è la stessa, ma per il lavoro.
Qui il lavoro ha generato mostri, anzi ecomostri, inquietudine e nodi alla gola. In un angolo del lungomare, a pochi metri dall’enorme prato che fino a non molto tempo fa svaniva e non fiatava sotto il peso di 70.000 metri cubi di cemento dall’aria spettrale e abusiva, il colpo d’occhio intercetta un’altra sagoma. Altrettanto strana, anche un pò arrugginita, ma in scala ridotta, quantomeno. Chi l’ha mai visto un palco così?
E’ a Bari che Avanti Pop incontra lo scoglio della relazione tecnica di staticità del camion-palco, dell’individuazione e della concessione del suolo pubblico, come se quel suolo fosse sacro e inviolabile. Ma non mi pare si possa dire di quella situazione o di chi negli anni ha permesso che quel suolo fosse contaminato da una fabbrica grande quanto un intero quartiere al centro di Bari e da un casermone alto 13 piani, arenato come una nave da crociera e poi, finalmente come qualcuno ha voluto, si è inabissata per sempre. 24 aprile 2006, altra liberazione: uno scoppio per implosione e la “saracinesca Perotti”, come è stata definita, è crollata in 5 secondi. Tanta polvere, altra polvere e qualche ragazzo raccoglie pezzi di cemento per cimelio e si fa fotografare, come a Berlino. Insomma, niente più scenografie ingombranti, in fondo al lungomare solo il camioncino.

Alla Fibronit, dentro ai cancelli, la tappa non si poteva fare. A 22 anni dalla chiusura, sulle pareti esterne di quella fabbrica fatiscente c’è ancora il cartello: “attenzione zona inquinata, vietato l’accesso”. La serata è dedicata a quanti si sono ammalati e hanno perso la vita andando a lavorare tutte le mattine al 13 di via Caldarola, una metonimia, un indirizzo mimetico e indelebile come via Veneto per la Dolce Vita. Ma purtroppo, che differenza... Silenzio, aria cupa e amarezza, se non fosse che in questa città c’è sempre un sole desertico. Certo, nessuno ha mai pensato di impiantare un albero, invece di un piano regolatore fuori dalla grazia di Dio.
Di fronte (il tempo e la distanza di sette strisce pedonali), il bianco di palazzine altissime, tutte cemento e coibentazione, bianche come lenzuola stese dove le macchie resistono anche alle alte temperature.
Basta affacciarsi, e i fortunati si trovano esattamente a una boccata di fibre dalla fabbrica. A pochi metri dalla loro vita c’è una discarica sotterranea di amianto, circondata da un esile cordone fatto di segnali di pericolo e da una altrettanto aleatoria promessa di riscatto. Si chiamava Fibronit e per cinquant’anni ha prodotto elementi per l'edilizia in amianto, in particolare il famigerato Eternit. Un nome, una garanzia…

E’ l'austriaco Ludwig Hatschek che nel 1901 brevetta il cemento-amianto e lo battezza Eternit. Che trovata. Anche amianto – ironia della sorte –  viene dal greco amiantos, che vuol dire “senza macchia” e asbesto altra parola greca che sta per indistruttibile, inestinguibile. Come liberarsene?
Su quel suolo (circa 100.000 mq, 39.000 dei quali sono coperti da edifici industriali e magazzini) dovrebbe sorgere il Parco della Rinascita, voluto dall’Associazione Esposti all’Amianto (AEA) e dagli amministratori più avveduti.
La ex-fabbrica, che ha smesso di produrre Eternit nel 1985, è inserita nell’elenco dei siti inquinati di interesse nazionale contaminati da presenza di amianto ed è inclusa nel programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale (Decreto Ministeriale Ambiente e Tutela Territorio 18/9/2001 n. 468). Lavori di “tutela della salute pubblica” già cominciati con una serie di interventi di bonifica. La ditta incaricata ha, ad esempio, provveduto a verniciare di blu i tetti dei capannoni, in modo da evitare che le fibre d’amianto possano continuare a disperdersi nell’aria. E’ stata fatta una messa in sicurezza provvisoria delle aree esterne dove, in alcuni punti, affioravano le tonnellate di amianto depositate nel sottosuolo. Lavori preliminari alla messa in sicurezza definitiva con la tombatura dell’area e la realizzazione del parco pubblico. «Prima di allora – dice Gianluigi Cesari della AEA - ogni volta che tirava vento ti dovevi fare solo il segno della croce.»
E quelli che sono morti? Sono i circa 330 tra operai e popolazione residente che hanno quotidianamente respirato Eternit.
E quelli che sono vivi? Sono 80.000, abitano nei quartieri situati a ridosso della fabbrica e sono a rischio.

Basta pensare a quello che era lo scenario prima dell’inizio dei lavori. I suoli della fabbrica contengono tuttora, sia pur “messi in sicurezza” – qualcosa come 70.000 metri cubi di materiali e scorie in fibrocemento contenenti amianto in pessimo stato di conservazione, rifiuti delle lavorazioni industriali ammassati a strati, oltre a grandi quantità di oli esausti altamente pericolosi per l’ambiente e le falde. Un altro mostro Perotti sotterrato a tre-cinque metri di profondità. In più ci sono cinquemila metri quadrati di tetti in amianto (le classiche onduline della veranda sul balcone o del capanno degli attrezzi in campagna ) polveri di lavorazione sotto i capannoni ed altri residui di materiali.
Primi mesi del 2008: nuove elezioni e il parco non è ancora rinato.
E intanto c’è ancora chi sostiene che le concentrazioni di amianto nell’area siano al di sotto dei limiti di legge…

Ad attendere la carovana di Avanti Pop all’arrivo c’è il presidente della circoscrizione Nichi Muciaccia. Nome pugliese che è come un biglietto da visita. Mai come la madre, Idea Nazionale Pepe, vedova Muciaccia, 93 anni che pure abbiamo incontrato. Idea Nazionale è il nome, Pepe di cognome e di fatto. Si vanta di essere discendente del generale Pepe, grande trascinatore di folle. Nichi somiglia a Giorgio Conte ed è pure avvocato, proprio come il cantautore di Asti. C’era anche don Angelo, grazie a lui sono arrivate le sedie. Quelle della parrocchia. Poi ha confessato di avere il cd dei Têtes, Ferré, l’amore e la rivolta.
Cantore di rivolta, l’ospite a sorpresa, il cantautore di Mola di Bari, Enzo Del Re. Un blitz dell’ultimo minuto per un artista anarchico e imprevedibile, musicista oggettista e corpofonista. Sono andata a trovarlo più volte per intervistarlo, così quella sera sono salita in macchina, 20 km all’andata, 20 al ritorno, e con Nicola Morisco e Daniele Trevisi, agitatori culturali della zona siamo andati a prenderlo a casa. Alla fine dello spettacolo la band lo ha salutato e lo ha invitato sul camioncino. Era la prima volta che andava ad un concerto che non fosse il suo. Un’altra volta vi spiegherò il perché. Chiedergli di cantare forse è troppo, pensai, ma avevo già rimediato una sedia di legno. La usa per suonare, la sedia è il suo strumento. Ero felice. Del Re ha intonato con la sua straordinaria voce Lavorare con lentezza, il suo “hit”, il lavoro come nocività, e a cena ha ordinato polpo, tanto per cambiare...

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
chi è veloce si fa male e finisce in ospedale
in ospedale non c'è posto e si può morire presto

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo
pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento

sempre fuori dal motore, vivere a rallentatore

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
ti saluto ti saluto, ti saluto a pugno chiuso
nel mio pugno c'è la lotta contro la nocività

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo

Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza

I lavori massacranti esistono perché i pesi e i compiti non sono egualmente distribuiti
adoro il lavoro ma detesto la fatica
la fatica è quel dolore fisico che si oppone alla continuazione del lavoro
perciò io… tenghe ‘na voglia ‘na voglia ‘e fa nient
comme o sole dinte a cape m’è trasuta a penzate
e s’incontre p’a via chi ha inventate a fatica
 io ti giuro l’accite pecché
tenghe ‘na voglia ‘na voglia ‘e fa niente
Si a fatica era bona ma consigliava o dottore
si a fatica era bona non pregavano i preti:
«benedizione alla fatica e a chi la vuole»
tenghe ‘na voglia ‘na voglia ‘e fa niente
Chi m’ha mise in catena
passe a vita in vacanza
io fatiche e fatiche
e passo pure da stronzo
vaffanculo alla fatica e a chi la vuole
tenghe ‘na voglia ‘na voglia ‘e fa niente
A fatica è onore
ma s’io ma scanzo meglio angore
beato a chi cun me sa riesce a scanzà
tenghe ‘na voglia ‘na voglia ‘e fa niente

Enzo Del Re


Contro gli orrori prodotti dalla fabbrica che ha infettato i lavoratori, i ruoli dell’aedo e dell’Io c’ero sono affidati rispettivamente agli attori Moni Ovadia e Danilo Nigrelli. Tra canzoni e filmati di denuncia sull’amianto, anche la testimonianza radiofonica di Guido Vanni, l’ultimo superstite di una famiglia sterminata dalle polveri incriminate. E’ nato ed è cresciuto con i genitori e tre sorelle in un appartamento all’interno della Fibronit. Era l’inizio degli anni Cinquanta, gli operai si spostavano dal sud alle fabbriche del nord, la famiglia Vanni in controtendenza il lavoro lo trova in Puglia… senza immaginare a quale destino sarebbe andata incontro.
A Bari come alla Breda di Sesto San Giovanni gli operai ci sono, testimoni di una lotta strenua al diritto e al rispetto. Di amianto sono morte le donne che lavavano le tute dei loro mariti operai. Di amianto “malattia operaia” qui a Bari è morto un musicista che andava a piedi al Conservatorio, passando ogni giorno da via Caldarola.



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